Ci sono stati vari tempi del mio andare in Montagna. Il tempo della velocità e quello del passaggio chiave, il tempo dei rifugi e quello delle vette, il tempo delle vie attrezzate e delle ferrate. Questi "tempi" hanno scandito la mia vita, testimoni e compagni di altre vicissitudini e del passare degli anni. Oggi, eccomi qua alle prese con il tempo della consapevolezza, della montagna lenta e delle vie normali. Talvolta però i "vecchi tempi", mentre passo dopo passo percorro il sentiero, si ripresentano, ed io non oppongo resistenza.

Benvenuti, comunque la pensiate, su VIA NORMALE

1 giugno 2014

MONTE ZAIAVOR da Passo Tanamea

Sono da mezz'ora buona al Passo Tanamea con lo sguardo rivolto al cielo grigio. Qualche gocciolina  cade giù sbandata da un vento leggero. Nuvole in movimento, si spostano veloci mutando solo l'intensità del grigio, da chiaro a scuro cupo e cattivo. Non sono convinto e mi riavvio giù per la valle. Supero Pian dei Ciclamini e all'improvviso uno squarcio nel cielo. Un taglio che prima  timido, poi  sempre più vigoroso, trasforma il grigio in azzurro. Lo prendo come un segno del cielo; inversione di marcia e sono di nuovo al Passo.


Il tempo è trascorso in tutto questo andirivieni e quando comincio a salire sono le 9,30 passate. Sono armato di tutto punto questa volta: ramponi, piccozza e il necessario antipioggia. Il sentiero è un tappeto di foglie, sale protetto nella fitta  faggeta. Ogni tanto qualche apertura permette di guardare lontano e di rendermi conto che il bel tempo si rafforza.


Intorno ai 1.400 metri di quota il bosco lascia  la scena  agli spazi aperti. Prati soleggiati solcati da una comoda mulattiera e come tetto un cielo azzurro! Qualche nuvoletta di contorno che abbellisce il quadro ma  non preoccupa. Alla Bocchetta di Zaiavor resiste ancora un muro di neve che però, si assotttiglia subito sull'altro versante.

La pausa contemplativa  ristora e dunque l'indicazione è da seguire. Discreti bolli rossi guidano tra gradoni di zolle in un dritto avvicnamento alla vetta. Il panorama diventa sempre più vasto, qualche rimasuglio di neve sulla destra della dorsale non crea problemi, infine la cima con tutto quello che si può vedere.

Il rito si ripete uguale ma per me irrinunciabile: la firma sul libro di vetta, il timbro, la foto  per la collezione dei ricordi e poi si inizia la discesa .
Per un momento il cielo si fa scuro ma è solo un momento però ed il sole torna fuori prepotente e alla forza dei suoi raggi si scalda l'animale a sangue freddo  che si crogiola di traverso sul sentiero. E' intorpidito e non mi sente poi tira sù la testa....per farsi fotografare.  Di nuovo nella fitta faggeta, morbida la discesa con il cuore contento. L'ultimo scatto è per un fiore, alla faccia di piccozza, ramponi e pioggia.

7 commenti:

Luca De Ronch ha detto...

Eccolo li sul Zaiavor, più volte desiderato negli ultimi tempi. Finalmente sembra che la neve cominci la sua resa......... se non portavi piccozza e ramponi ne trovavi un metro :-) !

Flavio Molinaro ha detto...

@Luca:
...e figurati se non è così.Quando hai l'attrezzatura non ti serve e quando la lasci a casa ti serve!
Comunque è andata e anche senza pioggia :-)
Adesso verso quota 2000 :-))))

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Ecco una cima dove devo tornare! Perchè quando ci siamo saliti io e l'Alpinauta da Sella Carnizza, in cima era tutto un nebbione! Bella la salita da Passo Tanamea...salirò da li! Ben fatta!.....poi c'è il timbro...sante scugne! ;)

Flavio Molinaro ha detto...

@Nadia:
è un ritorno; da Sella Carnizza ci sono stato con Marisa e poi sempre con Marisa anche da Passo Tanamea. Una bella cima panoramica...ed il timbro che non avevo mai trovato è stato il premio...sai com'è per noi collezionisti :-))))

ciao


Fabio ha detto...

bella salita e che panorami...!!!
L'attrezzatura è sempre meglio averla che poi magari pentirsene...anche se è sempre un peso in più...mandi

Flavio Molinaro ha detto...

@Fabio:
il peso serve per l'allenamento ahahah
ciao Fabio stammi bene ;-)

Anonimo ha detto...

bel servizio fotografico,grazie